Studium Faesolanum

Abstracts

Balducci, Luca (con Pierantonio Piatti): Progetto per una "Bibliografia Bardiana"

Il progetto di una Bibliografia degli studi sui Bardi nasce in seno all’attività di promozione scientifica e di alta divulgazione culturale del Centro Studi e Ricerche “Studium Faesulanum”, sotto gli auspici e l’incentivo del fondatore, il barone Dr. Hans Weidinger. Interessato alla sempre maggiore conoscenza dell’antica ed illustre Famiglia fiorentina,  lo “Studium Faesulanum” ha ravvisato nella progressiva messa a punto di una ‘Bibliografia Bardiana’ uno strumento necessario per implementare i relativi studi alla luce del portato storiografico ormai plurisecolare sui Bardi nella più ampia accezione.

Dato il suo carattere di work in progress, per ora allo stato embrionale, in questa occasione non ci si potrà discostare da una ‘dichiarazione d’intenti’ programmatica e dalla sommaria illustrazione dei primi dati acquisiti. Più che l’esposizione di dati bibliografici, pertanto, ci si soffermerà sulla metodologia – segnatamente interdisciplinare – che si intende applicare a questa impresa scientifico-editoriale.

La prestigiosa sede convegnistica grevigiana sarà, inoltre, occasione privilegiata per avviare tutte le dovute e auspicabili sinergie con realtà istituzionali, prime tra tutte l’Accademia Bardi di Vernio, presieduta dal Ch.mo Prof. Magini, e il Dipartimento S.A.G.A.S. dell’Università degli Studi di Firenze, presieduto dalla Ch.ma Prof.ssa Anna Benvenuti, interessate ad una costante, feconda implementazione della Bibliografia in parola.

 

Calonaci, Stefano: I Bardi nel territorio fiorentino

Sulla base di alcuni documenti fiscali prodotti a metà XVIII secolo e di altre e diverse fonti familiari, la relazione intende avviare una prima indagine sulla dislocazione dei possessi territoriali dei Bardi, con specifica attenzione alla zona del Chianti, dove compaiono alcune delle più antiche proprietà familiari. Il casato dei Bardi, inteso come insieme articolato di vari aggregati domestici, fu depositario di un’ingente ricchezza fondiaria, indipendentemente dai beni feudali ubicati nell’alte Valle del Bisenzio, e dall’esercizio giurisdizionale richiesto come conti dell’Impero. Dall’indagine emerge un quadro variegato e complesso, non privo di zone d’ombra, in cui le disposizioni patrimoniali delle più tarde generazioni dei Bardi funzionano, oltretutto, come strumento di identificazione delle diverse famiglie, nel ricongiungimento dei patrimoni all’asse dei conti di Vernio mentre si vanno estinguendo alcune linee della consorteria. La gestione delle proprietà rivela, fin dal primo Seicento l’attenta sorveglianza contabile dei proprietari, in un movimento economico generale caratterizzato dalla riduzione del circuito dei mercati in cui i prodotti dei poderi vengono smerciati, circoscritti all’ambito locale o a quello più tradizionale che raccorda la città al podere attraverso il soddisfacimento del consumo familiare. Nel Seicento era quindi ormai radicalmente mutato l’orizzonte dell’azione economica del casato, che nei secoli precedenti si era invece caratterizzata per il respiro internazionale delle imprese commerciali e dei relativi guadagni, indipendentemente dal titolo di feudatari imperiali vantato fin da allora da alcuni esponenti della famiglia.

 

Del Punta, Ignazio: La Compagnia dei Bardi, la Camera Apostolica e il papato tra fine Duecento e prima metà del Trecento. Una storia ancora da scrivere

La compagnia mercantile-bancaria dei Bardi fu senz’altro una delle società più potenti e importanti della finanza europea e del commercio internazionale alla fine del Duecento e nella prima metà del Trecento. Assieme ai concittadini Peruzzi e Acciaiuoli, i Bardi furono la più grande banca europea nel trentennio 1310-1340. In quanto banchieri internazionali, i Bardi ebbero rapporti intensi con la Camera Apostolica, il dipartimento finanziario della Curia romana. La Camera Apostolica rappresentava per la società fiorentina uno dei clienti più importanti. Come nel caso dei Peruzzi, i rapporti dei Bardi con la Camera Apostolica si rafforzarono soprattutto a partire dagli anni Ottanta del Duecento e crebbero nel corso degli anni, man mano che la compagnia fiorentina estendeva la sua rete di affari in tutta Europa e anche nel Mediterraneo e in Levante. Nella prima metà del Trecento i Bardi diventarono insieme ai Peruzzi i principali banchieri della Corona inglese, soprattutto a partire dal regno di Edoardo III. Ma il rapporto con la Camera Apostolica e quindi con l’ambiente della Curia restò sempre di centrale importanza anche dopo il trasferimento del papato ad Avignone e anche dopo lo spostamento del baricentro degli affari della compagnia sempre più a nord, Oltremanica. Mentre sulla società dei Peruzzi e su quella degli Acciaiuoli gli studi non sono mancati, anche in tempi piuttosto recenti, la Societas Bardorum e le sue vicende restano a tutt’oggi un argomento ben poco studiato e quindi tanto più meritevole di attenzione. Il presente contributo mira a mettere in luce intanto le relazioni fra la compagnia e il papato tra la fine del Duecento e i primi decenni del Trecento, un aspetto – come si è detto – di cruciale importanza per la storia della società dei Bardi.

 

Fenelli, Laura: Le commitenze artistiche della famiglia Bardi a Firenze nel primo Trecento: alcune riflessioni storiografiche

Il contributo intende tracciare un bilancio complessivo sulle committenze artistiche della famiglia Bardi nella città di Firenze e nei suoi immediati dintorni nella breve stagione della prima metà del Trecento, il periodo delle commissioni di maggior pregio e prestigio, profondamente segnato, tuttavia, dal fallimento della compagnia commerciale nel 1343.

Negli ultimi vent’anni si sono susseguite numerose pubblicazioni dedicate ai patronati dei diversi rami della famiglia in città, che hanno permesso di fare luce – grazie anche a puntuali scavi archivistici – sulle peculiarità di singoli episodi artistici e si sono focalizzate in particolar modo sulle cappelle Bardi e Bardi del Vernio in S. Croce (affrescate rispettivamente da Giotto nel 1325 e Maso di Banco intorno al 1340) e su quella di S. Maria Novella (con affreschi del bolognese pesudo-Dalmasio). Quello che si proporrà, invece, in questa sede, è una rilettura complessiva di queste opere e delle loro valutazioni critiche, nel tentativo di individuare alcuni fili comuni, sia per quanto riguarda il collegamento con i diversi ordini religiosi mendicanti, sia relativamente a precise scelte artistiche, devozionali e iconografiche.

 

Feniello, Amedeo: Fu Giotto a distruggere le banche fiorentine?

Che Giotto abbia fatto crollare, col suo lavoro, le grandi banche fiorentine alla metà del Trecento,  è un paradosso. Sul quale, però, non si può scivolare con troppa superficialità. Perché esso - per quanto ingenuo, per quanto incongruo - una sua utilità ce l'ha: aiuta infatti a domandarsi almeno quattro cose, che nel caso specifico riguardano Napoli nel Trecento, ma potrebbero concernere qualunque altra capitale di uno dei nascenti stati nazionali dell'epoca: 1) se esista la capacità da parte di una casa regnante di elaborare un complesso disegno tale da trasformare una semplice città in una capitale; 2) nel caso positivo, quanto incida sui costi di uno stato un progetto civile, artistico e culturale di così vasta portata; 3) quali siano (se ce ne siano...) gli interessi economici che sostengono questa iniziativa, con che vantaggi e che rischi; 4) chi siano i soggetti implicati in questa dinamica, nel caso specifico le grandi case bancarie fiorentine, con al centro i Bardi.

 

Magini, Alessandro: Giovanni Maria Bardi dei conti di Vernio(1534-1612) musico umanistico

Giovanni Bardi incarnò esemplarmente gli ideali dell’umanesimo e fu tipico modello di uomo del Rinascimento. Militare, politico, letterato, poeta, drammaturgo, musico, il Conte di Vernio agì con eguale competenza nei diversi campi di attività, sempre operando coerentemente e nel nome di convinzioni morali, filosofiche, artistiche, maturate nel corso della sua formazione intellettuale e civile. 

Giovanni Bardi è universalmente noto come animatore della “Camerata Fiorentina”, mitico cenacolo di artisti e accademici al quale si attribuiscono le maggiori responsabilità per la nascita del melodramma. Si tratta in realtà di una semplificazione che non rende giustizia alla raffinata operazione culturale portata avanti dal Conte di Vernio e dai suoi amici; semplificazione che ha creato non pochi equivoci sulla vera natura delle ricerche bardiane e sulle reali origini e caratteristiche di quel teatro musicale che – ormai nel Seicento inoltrato - diventerà il modello dell’opera italiana e del successivo melodramma. Altrettanto insufficiente è la riduzione del pensiero musicale bardiano ad una semplice presa di posizione sostanzialmente in favore della monodia. In effetti, il tentativo di Giovanni Bardi di ricreare le condizioni favorevoli alla rinascita della Tragedia, s’inserisce nel contesto di una complessa operazione di carattere essenzialmente filosofico-linguistico-filologico che connotò la vita culturale e accademica della Firenze cinquecentesca. Alcuni scritti del Conte, insieme ai superstiti madrigali da lui composti, faranno da guida per un breve ritratto di questo’uomo del Rinascimento.

 

Magini, Alessandro: Il sito web dell'Accademia Bardi quale strumento di archiviazione, catalogazione e ricerca

Presentazione dei lavori per la costruzione del sito-web interamente dedicato ai Bardi; ne sarà illustrata la struttura, concepita non solo come “contenitore-dati”, ma anche come strumento per ordinare, archiviare, catalogare, mettere in relazione e rendere fruibile il vasto patrimonio documentario relativo a questo Casato. Si intende così promuovere l’approfondimento scientifico e la divulgazione delle ricerche e degli studi promossi, fin dal 1996, dal Centro Bardi (poi divenuto Accademia Bardi), e accogliere i contributi degli studiosi e delle istituzioni che intendono collaborare. La presentazione del sito sarà inoltre occasione per mostrare, in maniera schematica e sintetica, l’articolato sistema di “relazioni bardiane” fra vari campi di ricerca: storia, economia, archivistica, filosofia, arte, letteratura, musica e teatro.

 

Malkiewicz, Michael: La danza nell'epoca dalla Camerata dei Bardi

Per gli uni il sole girò intorno alla terra, per gli altri la terra già girava intorno al sole. Era questo il periodo del tardo Cinquecento in cui Giovanni de’ Bardi visse in Toscana. Nonostante i suoi pochi contributi musicali e poetici tramandati a noi, svolse un ruolo importante all’inizio di una nuova epoca per la storia della musica, cioè per il dramma per musica. Le parole, la musica e la danza formarono un’unità e vennero eseguiti in vari modi presso la corte. Ciò riguarda soprattutto il ballo di società che, fra tutte le arti, pare la meno conosciuta. La danza era paragonabile a un discorso intellettuale e il suo contenuto non si rivela facilmente al suo pubblico. Con il mio intervento vorrei quindi fornire un quadro della cultura di danza ai tempi di Giovanni de’ Bardi e illustrare la sua “leggibilità” su tre livelli diversi: 1) La danza come linguaggio, 2) Danza e architettura, 3) La secolarizzazione e il significato della proporzione musicale 2:3. Oltre a questo intervento ci sarà una rappresentazione musicale che dimostrerà l’ampia gamma tra intelletto e ricreazione, tra il sacro e il profano, tra il “pubblico” e il “privato” nell’esecuzione di musica e danza.

 

Piatti, Pierantonio: Roberto di Barduccio Bardi (+ 1349) nel contesto della riflessione teologica trecentesca

Roberto De' Bardi (Firenze, 1290 – Parigi, 1349), figlio di Barduccio De' Bardi, notaio, studiò filosofia morale a Firenze e successivamente si specializzò in teologia alla Sorbona di Parigi. Dopo gli studi, nel 1318, si spostò come canonico a Glasgow e nel 1323 a Verdun. Ritornò infine a Parigi come lettore di teologia alla Sorbona di cui, dal 1332 al 1349, divenne cancelliere. Da molti suoi concittadini, anche a posteriori, venne considerato il massimo teologo dei suoi tempi: nel 1333 fu incaricato dal re di Francia, Filippo di Valois, di impugnare alcune tesi di Giovanni XXII relative al problema della visio beatifica. Nel corso dei suoi studi si occupò soprattutto di approfondire e diffondere l'opera di S. Agostino come dimostrano anche alcuni suoi sermoni conservati nel codice MS Riccardiano XXV di Firenze.

Gli studi sull’opera di collazione agostiniana e sulla riflessione teologica di Roberto de’ Bardi possono considerarsi quasi ‘cristallizzati’ ai dotti saggi degli anni Cinquanta del secolo scorso del noto storico della letteratura e della lingua italiana p. Giovanni Pozzi OFM Capp.

In questa sede non si ha la pretesa di apportare novità biografiche o storiografiche sul Bardi, ma di riannodare un discorso storiografico apparentemente ‘interrotto’ e di offrire alcune plausibili prospettive di ricerca nel più ampio contesto dell’analisi della riflessione teologica del secolo XIV, segnata dal risveglio proto-umanistico dell’interesse per la figura, teologica ed istituzionale attraverso la produzione mitopoietica dell’Ordine degli Eremitani di S. Agostino, del Vescovo d’Ippona.

 

Tripodi, Claudia: I Bardi fra le famiglie magnatizie della Firenze dugentesca

L’intervento mira a fornire, nel quadro generale di riferimento della storia di Firenze tra età comunale e prima età moderna, un profilo della famiglia Bardi nel lungo periodo. Dalle leggi antimagnatizie che li inclusero, tra le molte casate di potenti fiorentini, nel gruppo dei grandi o magnati imponendo loro una conseguente esclusione dalle cariche pubbliche, all’attrazione, a quasi un secolo e mezzo di distanza, nell’oligarchia di parte medicea, i Bardi, complice anche la loro straordinaria forza numerica, sembrano rappresentare nella storia delle famiglie fiorentine un “caso, particolare ed eccezionale” al contempo (Ch. Klapisch Zuber, Ritorno alla politica, Viella 2009) caratterizzato dal lungo perdurare nel tempo di una “pubblica fama” che sopravvive alla magnatizzazione e agli eventi successivi (l’acquisizione dello status popolare, la gemmazione, dalla consorteria d’origine, di nuovi gruppi famigliari che, come era consuetudine, acquisirono un nuovo cognome per spogliarsi del peso legato alla precedente identità) per transitare infine nell’età moderna.

 

Valacchi, Eugenia: La Cappella Maggiore e il Coro di San Salvatore a Ognissanti a Firenze: un patronato dei Bardi

La chiesa di Ognissanti a Firenze fu fondata alla metà del XIII secolo dai frati Umiliati, ordine proveniente dalla Lombardia e stabilitosi vicino a Firenze nel 1239. L’antica chiesa mantenne la sua conformazione duecentesca fino alla metà del ‘500, quando passò dalle mani degli Umiliati a quelle dei Frati Minori, che procedettero, nel corso di un paio di secoli, al suo “ammodernamento”, complice anche la volontà di Cosimo I de’ Medici che analogamente aveva disposto per le chiese di Santa Croce e Santa Maria Novella. Così, tra i vari interventi, fu abbattuto il coro recinto da “alte muraglie” che albergava nel mezzo della navata, si innalzarono le cappelle laterali della navata, si innalzò la cupola della Cappella dell’Altar Maggiore e si ‘sfondò’ la parete di fondo, che dava sugli orti, per la costruzione del nuovo coro. Queste due ultime iniziative furono intraprese grazie alla solerzia di Masseo de’ Bardi, frate minore e poi Vescovo di Chiusi, che si adoperò per l’abbellimento della chiesa e intercesse coi familiari affinché finanziassero buona parte dei lavori. Nel ‘600 Giovanni da Sangiovanni affrescò la cupola della cappella Maggiore, mentre al XVIII secolo risalgono la cupola del coro e la decorazione pittorica, ancora di patronato Bardi nella persona del conte Piero.

L’Archivio Storico della Provincia di San Francesco Stimmatizzato conserva numerosi documenti (cronache, sepoltuarii…) che, insieme alle fonti a stampa, hanno permesso di ricostruire in maniera puntuale le varie fasi della ricerca su un patronato meno noto rispetto alle grandi committenze trecentesche, ma che tuttavia conferma del peso e dell’importanza di una famiglia che non esaurì la propria vocazione mecenatistica nel corso di un secolo, ma che proseguì la sua opera, pur con alterne vicende, per ben cinque secoli di storia fiorentina.

 

Vestri, Veronica: I Bardi negli archivi e nelle biblioteche toscani

Oggetto dell’intervento sarà uno studio sui giacimenti documentari della famiglia Bardi, dispersi oggi in varie sedi, volto a comprenderne le dinamiche della trasmissione documentaria anche in relazione alle vicende genealogiche della famiglia  Bardi; in tal senso si prospetteranno anche esempi di percorsi di ricerca e l’ideale ricostruzione di un unico archivio familiare.

 

ultimo update: 16.09.2013
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